ATOMIUM

La luce era entrata nella stanza di Yoko, un giovane filosofo. Aveva finito di fare una presentazione nella mattinata e il pomeriggio si era steso sul letto. Aveva deciso che non si sarebbe alzato se prima non avesse trovato un buon motivo per farlo.

Cominciò ad esaminare la sua vita, quella delle persone accanto a lui e poi tutta la sua esistenza. Alla fine dell’ora non aveva trovato nessuna buona ragione per alzarsi. Dunque, non si alzò.

La filosofia era stata da sempre la sua prospettiva di vita. Si era scoperto particolarmente dotato nella conversazione retorica durante gli studi e quindi aveva deciso semplicemente di continuare a fare quello che gli riusciva meglio. Aveva molti seguaci sui social, la sua vita era alternata da momenti online e di conversazione con colleghi e studenti e momenti in solitudine e in riflessione. I due stadi si alternavano abbastanza positivamente e in maniera regolare. Era soddisfatto della sua routine. Considerava i primi momenti, quelli davanti ad uno schermo in diretta, di discussione con i suoi studenti e di discussione con i suoi colleghi i momenti vuoti della sua esistenza. Al contrario considerava i momenti di riflessione e di solitudine i momenti pieni, quelli capaci realmente di dare un senso a tutto il suo essere. Era obbligato dal vivere in società ad accettare i momenti vuoti della sua vita per poter usufruire in pace dei momenti pieni. Riusciva a trovare un equilibrio tra le due fasi. Era arrivato anche a cronometrare il tempo dedicato a la parte piena della sua vita e il tempo dei momenti vuoti. Aveva quasi sfiorato l’equilibrio recentemente nella quantità di tempo dedicata alle due fasi. Questo lo rendeva felice e sapeva di essere sulla buona strada.

Voleva fare dell’alternanza tra i momenti vuoti e i momenti pieni un intera filosofia di vita, per lui innanzitutto. Poi magari diffonderla agli altri e chissà sarebbe diventata la filosofia che tutti aspettavano, una lettura completa dell’esistenza umana e un ritorno ad un equilibrio oggi troppo sbilanciato con momenti vuoti online. Infatti, non era mai stato sostenitore delle nuove tecnologie che permettevano di essere online in continuazione, con avatar che potevano essere dislocati anche a distanza per poter essere fisicamente accanto agli altri nei momenti di impedimento, come una malattia, un viaggio altrove, una condanna penale. Lui, grazie all’educazione ricevuta, aveva usufruito della possibilità di vivere off-line una parte della sua infanzia. Infatti apparteneva all’elite sociale che poteva ancora permettersi dei momenti di off-line, senza intervenzioni pubblicitarie, interazioni costanti, messaggi e notificazione in arrivo in ogni momento. Yoko era cresciuto con sua nonna paterna e la sua famiglia gestiva dei flussi di informazione da anni, avendo ereditato dei server virtuali di dati da generazione in generazione. Un business che aveva proiettato la sua famiglia più nel passato che nel futuro. Infatti conservare dati del passato per poterli gestire era uno sguardo su un momento già dimenticato e obsoleto, anche se era passato da soli qualche secondo. Era in questo contesto privilegiato che Yoko era cresciuto. Un modo di vivere vintage nel pensiero e nelle azioni che aveva apprezzato con il tempo. Solo che il business non era la sua passione. Per questo aveva lasciato a suo fratello gemello la cura degli affari di famiglia, con anche la concessione a tempo pieno totale del suo avatar, che era costantemente in ufficio al suo posto. Infatti, il suo avatar in questo modo seguiva l’impresa famigliare, collezionava dati, partecipava ai meeting. In questo modo Yoko lo gestiva a distanza regolarmente, per far piacere alla famiglia e non essere completamente escluso dalla gestione. La famiglia aveva compreso e apprezzato, lasciandolo libero nelle sue scelte sin da quando era piccolo. L’incontro con la filosofia aveva segnato l’avvio di una formalizzazione alle questioni di vita e dell’esistenza che l’avevano sempre interessato.

Oggi però voleva andare oltre e voleva iniziare un esperimento direttamente sul suo pensiero. Voleva vedere se poteva rendere più pieni i momenti di pieno, ovvero sondarne la qualità direttamente nella sua mente:

- “Dunque il vuoto è rappresentato dai momenti di conversazione con gli altri e la realtà trasmessa online e non vissuta realmente mentre il pieno è la riflessione profonda e il confronto con l’analisi concettuale. Partendo da questa evidenzia, legittimata da tutti, potrei provare a incrementare il pieno della mia vita e aumentare la qualità della mia riflessione, per poter accedere a degli spazi nuovi, più originali, unici e irripetibili di pensiero. Quali sono i limiti dei miei momenti di pieno? Ci sono limiti al mio pieno? Quali motivi ho per vivere i momenti di vuoto e quali di pieno? Perchè dovrei accettare i momenti di vuoto?”

Yoko era steso sul suo letto. I muscoli non si erano mossi da più di un’ora. Tutto il suo essere era completamente concentrato sul suo pensiero. Lui era abituato ai sacrifici fisici per dedicare la massima attenzione alla sua riflessione. Da piccolo aveva compreso di essere diverso. Sua nonna aveva avuto un ruolo centrale in questa sua formazione. Infatti se suo fratello era lasciato immerso nella realtà virtuale per ore e ore, lui veniva sempre richiamato dopo qualche minuto dalla voce della nonna. Il controllo all’accesso del virtuale era sempre stato più severo con Yoko. All’inizio aveva generato in lui un senso di frustrazione e di malessere. Poi con il tempo si era abituato, aveva compreso, infine apprezzato e condiviso la posizione della nonna. Lui stesso era stato un esperimento per la nonna, donna di cultura e di pensiero. Al momento della sua morte, quando lui era già adolescente e lei aveva deciso il suicidio assistito, lei gli rivelò il perchè della sua educazione differente rispetto al fratello:

- “Tu Yoko hai un’intelligenza vivace e acuta rispetto a tutti gli altri. Tu puoi aiutare l’umanità a correggere la deriva nella quale si è auto-indirizzato. Tu puoi rendere possibile una trasformazione epocale. Tu puoi far rivalutare l’importanza del offline nella vita della gente. La tua educazione è la testimonianza di come poter essere autentici in maniera nuova e originale. Tutte le mie speranze sono in te. Abbi cura del mio avatar dopo che saro’morta, lui sapra sostenerti in questa importante battaglia in cui ci sarai solo tu e il tuo pensiero”.

L’avatar della nonna era stato confinato in uno spazio online dedicato ai morti. Lui andava a rendergli visita regolarmente, per ascoltare l’ultimo messaggio detto e altre frasi che nel tempo lei gli aveva indirizzato, tutte registrate attentamente dall’avatar. Lui viveva tutti questi momenti e ricordi con la nonna come un grande privilegio, l’avvio della sua missione, l’indicazione della sua battaglia.

Yoko guardava le sue mani mentre era steso. Un tempo le mani degli uomini erano servite alla scrittura. Per curiosità, avrebbe provato un giorno. La trasmissione dei pensieri diretta verso lo spazio esterno nelle diverse forme desiderate, come l’immagine, il testo, la musica, la performance, aveva reso la scrittura totalmente inutile. Sua nonna ricordava ancora qualcosa del gesto della scrittura, da piccolo gli aveva mostrato una volta come tenere la penna in mano. Poi anche lei aveva dimenticato e lui ricordava vagamente delle tracce prodotte su una carta frutto dal movimento della mano e del polso. Doveva tornare al cimitero degli avatar per richiedere alla nonna di apprendere il gesto. Qualche souvenir o video dell’interazione passava doveva essere restato in memoria. Non erano una famiglia di raccoglitori di dati e di archivio di server per niente! Era proprio la tecnologia di famiglia che aveva permesso di riportare all’attualità l’importanza degli archivi e della documentazione del passato, grazie alla tecnologia avanzata che la sua famiglia aveva sviluppato e brevettato. Ora toccava a lui di passare dalla materialità alla teorizzazione. Steso sul letto, si diceva che forse era arrivato il momento tanto atteso dall’umanità di teorizzare l’Eureka del pensiero. Doveva farlo per sua nonna, che aveva sempre creduto in lui.

Uscì il cronometro per la misurazione dei momenti di vuoto e di pieno della sua esistenza. Era un dispositivo che lui stesso aveva messo in atto e che portava sempre con sé. Il momento di pieno aveva superato il momento di vuoto della giornata.

- “Bene, da ora si parte nel profondo pieno”.

Yoko spense la ricezione di tutti i messaggi, delle notifiche e della comunicazione virtuale. Voleva essere completamente isolato. Aveva fatto tutto attraverso delle impostazioni online. Aveva anche inviato dei messaggi alle sue cameriere robot di lasciare il servizio fino al momento che avrebbe deciso il contrario. Poi attivo’ la sua cellula personale di protezione chiamata atomium e si assicurò che tutto era perfettamente sigillato. Attivo’ anche uno schermo anti-rumore, anti-luce e anti-riflesso. Niente poteva turbare Yoko.

L’atomium era un dispositivo di sicurezza che era stato messo recentemente sul mercato. Permetteva di creare una bolla di sicurità dove il corpo era completamente isolato dall’esterno, soprattutto in caso di pericolo di vita come in caso di incendio, di caduta in mare, in una situazione di aggressione violenta, di caduta ecc. Tutti i più facoltosi avevano atteso con ansia l’uscita del prodotto per poterlo comprare per loro e la loro famiglia. Lo scandolo dell’edizione limitata del prodotto aveva fatto molto eco. Infatti i produttori avevano rilasciato il prodotto in un numero limitato per poter aumentare i prezzi in maniera esponenziale. Per questo nelle attuali campagne elettorali molti nuovi candidati aveva promesso di assicurare l’acquisto di un atomium per tutti con una democratizzazione reale dell’atomium. Su questo prodotti si poteva giocare la vittoria politica delle elezioni elettorali in corso. Una situazione che si era già manifestata in passato e che molti non volevano farsi sfuggire. Il padre di Yoko aveva comprato un atomium per tutta la famiglia e Yoko adorava l’idea di poterlo utilizzare per poter fare della filosofia all’interno dello spazio riscretto e indisturbato.

- “Ora posso dedicarmi al pensiero. Solo quando avrò trovato una conoscenza nuova sul mio pensiero pieno potrò tornare in contatto alla realtà. Poi potrò condividere il tutto e ritrovare l’equilibrio pieno e vuoto. Oppure no! Lasciare solo il pieno invadere la mia vita e vivere il resto della mia esistenza senza il vuoto. Se la morte è un avatar acceso costantemente connesso, la vita può’ essere l’assenza del virtuale, per poi poter vivere il virtuale dopo la morte per tutta la vita. E perché il pieno è superiore al vuoto mi diranno i miei contrattori? Devo essere pronto alla critica del mio sistema di pensiero. Ebbene, il vuoto mi impedisce di pensare perchè sono nell’azione e nella consumazione e, invece, il pieno mi permette di costruire un pensiero che non c’era. E chi mi garantisce che questo pensiero che è costruito sia valido e interessante? Bene, questo un punto difficile. Sapere se sia un buon pensiero oppure no. Posso vedere nel pensiero che ho generato se è un pensiero vuoto o un pensiero pieno. Si, questa è una buona idea. Ottimo, ci sono!”.

Yoko si sorrise. Si allungo’ nella sua cellula, rigenero’ l’ossigeno, riprese a guardare un punto fisso nel vuoto e riprese a pensare:

- “Dunque devo cercare nel mio stesso pensiero i momenti di vuoto e i momenti di pieno. Va bene, quindi vuol dire che in questo momento sto generando dei nuovi pensieri, quindi sono nel pieno. Ma in questo pieno, ci sono flussi di momenti di vuoto e altri di pieno. Forse proprio questa distinzione permette la separazione tra un pensiero di qualità e un pensiero senza qualità. Ok, bene. Quindi come faccio a distinguere i momenti vuoti nel mio pensiero?”

Yoko smise di pensare. Non aveva la risposta.

- “Ecco, questo è un momento vuoto. Non so cosa pensare, quindi sono nell’assenza del pensiero e quindi del pieno. Ma questo vuoto posso ridurlo e cancellarlo se riesco a trovare una buona riflessione che lo renda pieno”.

Yoko decise di attivare il contatore per il vuoto e il pieno nel suo stesso pensiero.

- “Ora sono nel vuoto. Appena riprendo la riflessione sarà attivo il pieno. Sono contento di aver trovato questo momento di vuoto nel mio pensiero. Se l’ho trovato e sono riuscito a identificarlo, vuol dire che sono capace di pieno in altri momenti e quindi potrò identificare e aumentare gli altri momenti della mia vita per fare la distinzione tra pieno e vuoto e aumentare il pieno a mio piacere. E potrei anche fare una valutazione della qualità del mio pensiero”.

Yoko passo’ tutto il pomeriggio e la sera a riflettere sul vuoto e sul pieno. La questione gli piacque. Alla fine della serata vide il contatore dei momenti del suo pensiero e si accorse, suo malgrado, che il vuoto era superiore al pieno.

- “Non può’ essere. Sono già nel pieno per definizione, perchè sto pensando, quindi il vuoto per logica non puo’essere superiore. E in questo pieno di riflessione in cui sono immerso ci possono essere dei vuoti, secondo la mia nuova teoria, ma tali vuoti non possono essere superiori ai pieni altrimenti toglierebbe tutto il senso alla mia teoria di vita”.

Yoko continuo’ a riflettere sulla sua teoria. Voleva continuare a trovare nuove domande e nuove risposte e quindi decise di restare ancora steso e di non alzarsi fino a quando il pieno superava il vuoto nel contatore di momenti. Passò tutta la notte in questo stato di delirio entusiasta. La riflessione si mosse da un punto all’altro, tornava su di sé. In un momento di disordine, ripenso’attentamente alle parole della nonna. Poi riprese il suo pensiero.

La mattina apri’ il conteggio del pieno e del vuoto. Con rammarico e un pizzico di rabbia constato’ che il vuoto superava ancora il pieno. Com’era possibile? Yoko grido’ con tutte le sue forze e tutti i suoi polmoni mentre era ancora steso dentro l’atomium.

Non poteva essere vero e non avrebbe accettato la sconfitta del suo pensiero sul vuoto. Ormai la sua era una battaglia con sé stesso con il suo pensiero, proprio come la nonna aveva profetizato. Continuo’ la sua riflessione che diventava sempre più vuota con il passare del tempo, dovuto anche alla fame, alla sete, alla mancanza di emozioni, di stimoli, di movimento del suo corpo. Tutta la sua prospettiva di vita e il suo presupposto di vuoto e di pieno era in fase di decostruzione e non voleva lasciarla andare alla deriva. Voleva riprendere il controllo del suo pensiero e sopratutto constatane la qualità, che era ben lontana dall’essere pari al vuoto. Il pomeriggio il suo contatore segnava ancora il vuoto vincitore sul pieno. Yoko continuo’ a griadare fino a perdere il fiato. Il suo grido si perdeva dentro l’atomium. Alla fine, all’esaurimento di tutte le sue energie, si arrese. Non riusciuva più a pensare. Aveva perso. Il vuoto aveva vinto. Dunque, il suo era un pensiero vuoto.

Yoko disgustato attivo’ tutte le comunicazioni virtuali. La vita riprese a scorrere nella sua mente in maniera improvvisa, nei suoi gesti, nel suo corpo, nei movimenti del suo viso. Le notifiche attiravano la sua attenzione, lo stimolavano, lo sollecitano, lo obbligavano a rispondere. I messaggi dei colleghi e degli studenti si indirizzavano alla sua intelligenza per trovare delle soluzioni. Il suo avatar domandava un incontro con lui per un debriefing sulle questioni aziendali. Il mondo virtuale sembrava aver sofferto della sua assenza, lo chiamava, lo supplicava, lo lusingava, lo adulava. Tutti domandavano il suo pensiero nella comunicazione virtuale e nei social. Il suo network aveva voglia di sentire il suo pensiero. In qualsiasi spazio online andasse velocemente tutti gli domandano: aggiorno stato, comunica la tua posizione, raccontaci di te oggi, cosa stai facendo, cosa stai pensando, quali prodotti indossi, con chi sei, in quale spazio ti sei recato, la tua posizione esatta, tagga un amico, inserisci i dati, acquista, sponsorizza, valuta il servizio, aggiungi una recensione, aggiorna, neviga, immergiti, comunica, prendi nota. Il virtuale domandava di lui pienamente e totalmente. Tutti avevano bisogno di lui e del suo pensiero.

Yoko improvvisamente capi’. Si accorse di essersi sbagliato durante tutta la sua vita, condizionato dalla prospettiva obsoleta della nonna. Rivide in un attimo tutto il suo sistema di pensiero e prese una nuova e importante decisione: da quel momento il pieno sarebbe stato il momento dell’online e vissuto nel virtuale e il vuoto il momento della riflessione e della solitudine. Avrebbe supportato questa nuova filosofia con forza e per tutta la sua vita.

- “Si, il pieno ha vinto. Si, il pieno è la realtà virtuale”.

Yoko apri’ il suo atomium. La luce del sole lo accolse nuovamente. Yoko si alzò.

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